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La manutenzione dei sistemi anticaduta, fondamentale per tutelare committenti e operatori

La manutenzione delle linee vita è fondamentale per garantire la sicurezza dei lavoratori ed evitare spiacevoli penali al soggetto responsabile.

Ma perché è necessario eseguire l’ispezione periodica?

In particolare, l’ispezione periodica è fondamentale per:

-Per verificare la corretta funzionalità dell’impianto: tale controllo è volto a controllare che la struttura non abbia subito danni, manomissioni o cadute occultate.

-le responsabilità civili e penali non sono da sottovalutare quando si parla di sicurezza. Per questo motivo una corretta manutenzione solleva il proprietario o il responsabile di sicurezza da ogni responsabilità.

Da chi vengono eseguite le manutenzioni delle linee vita?

Le linee vita vengono sottoposte a manutenzione da personale qualificato, come gli installatori e/o ispettori di riferimento. Secondo la normativa UNI 11560:2014 che regolamenta questa pratica, il personale destinato alla revisione deve essere costituito da tecnici esperti ai quali è stato rilasciato un certificato di idoneità alla manutenzione.

Cosa comprendono le manutenzioni?

Le manutenzioni comprendono tutti i controlli necessari per fare sì che i dispositivi si possano continuare a utilizzare e che possano perdurare negli anni.

Le ispezioni si suddividono in tre categorie principali:

-Ispezioni che precedono il montaggio: cioè tutti i controlli necessari per la verifica e il controllo per assicurarsi che la superficie di ancoraggio sia adatta alla linea vita.

-Ispezioni che precedono l’utilizzo del dispositivo: a seguito del montaggio è necessario ispezionare il dispositivo per verificare che sia in sicurezza.

-Ispezioni periodiche: controlli periodici per permettere il continuo utilizzo del dispositivo anticaduta in totale sicurezza negli anni.

I controlli effettuati comprendono verifiche a tutte le componenti della linea vita:

-Verifica usura, ossidazione e corrosione

-Verifica deformazione anomala della fune

-Verifica deformazione componenti

-Serraggio morsetti

-Serraggio dadi e bulloni: verifica con chiave dinamometrica della coppia di serraggio delle bullonerie (come da prescrizione metrica dei vari filetti/bulloni)

-Verifica della tensione del cavo

-Stato delle eventuali parti mobili

Ogni quanto svolgere le revisioni?

Ogni linea vita o sistema di ancoraggio, deve essere ispezionato ad intervalli regolari, raccomandati dal fabbricante dei dispositivi stessi. Le norme tecniche prescrivono che l’intervallo tra due ispezioni non superi i 2 anni per i controlli al sistema di ancoraggio e i 4 anni per i controlli relativi alla struttura di supporto e agli ancoranti.

La manutenzione delle linee vita è una procedura fondamentale per garantire nel tempo l’efficienza dei sistemi di ancoraggio e la sicurezza dei lavoratori in quota.

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Il proprietario o l’amministratore di un immobile deve garantire la presenza di idonee misure di protezione per chi lavora sul tetto della propria abitazione o su un’altra area di lavoro in quota, ad esempio una terrazza.

Quando un proprietario di una villetta o un amministratore di condominio commissionano un lavoro di ordinaria manutenzione sul tetto ad un antennista, ad un muratore o ad uno spazzacamino, i primi hanno la responsabilità di assicurarsi della presenza o della predisposizione di idonee misure di protezione e del loro corretto utilizzo.

Le misure di protezione possono essere parapetti, reti anticaduta o in alternativa ancoraggi o linee vita fisse o provvisorie a cui chi lavora possa assicurarsi mediante un’imbracatura ed un sistema di collegamento.

Le linee vita rappresentano quasi sempre, per lavori di piccola entità, il sistema con il miglior rapporto tra efficacia e costi.

La sicurezza nei cantieri temporanei viene invece sempre garantita da sistemi di protezione di tipo collettivo come parapetti e ponteggi.

Dunque, se non si ha l’esigenza di commissionare un lavoro sul tetto e se sullo stesso tetto non sono previsti accessi, di norma NON è obbligatorio installare una linea vita o un altro sistema di protezione dalle cadute.

Quando invece si devono obbligatoriamente installare le linee vita?

Le varie regioni e province autonome italiane hanno emesso delle leggi che definiscono l’obbligo di installare sistemi di protezione permanenti da lasciare in dotazione agli edifici, in alcune precise occasioni; ovvero:

-Costruzione di un nuovo edificio

-Manutenzione straordinaria (ma anche ordinaria in alcune regioni) del tetto.

In queste circostanze, in molte regioni è specificato l’obbligo di installare dispositivi permanenti che possano garantire la sicurezza per accessi successivi al tetto.

L’obbligo di installazione di linee vita – sistemi anticaduta nella regione Marche è sancito nella:

L.R. n. 7 del 22/04/2014 “Norme sulle misure di prevenzione e protezione dai rischi di caduta dall’alto da predisporre negli edifici per l’esecuzione dei lavori di manutenzione sulle coperture in condizioni di sicurezza”.

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Nei lavori in quota i lavoratori sono esposti a rischi particolarmente elevati per la loro salute e sicurezza, in particolare a rischi di caduta dall’alto

Il settore dei lavori in quota è uno tra i più rischiosi e spesso può essere anche luogo di incidenti mortali.

In assenza di misure di prevenzione e protezione è sufficiente un attimo di distrazione, una perdita di equilibrio, un malessere o un piede che scivola per provocare una caduta che può avere conseguenze gravissime: le cadute dall’alto sono infatti una delle principali fonti di infortuni mortali o con gravi postumi permanenti e invalidanti.

Tipologie di rischi

La Caduta dall’alto

La caduta dall’alto è chiaramente il rischio più frequente per chi lavora in quota. Eventi accidentali, come la perdita di equilibrio, possono portare a conseguenze davvero gravi se non sono state messe in atto le necessarie misure di sicurezza. Questi rischi possono essere ridotti notevolmente svolgendo lavori in quota con la presenza e il supporto di altri colleghi.

Le casistiche più comuni di cadute dall’alto sono:

– caduta per sfondamento della copertura (23%)

– caduta da scala portatile (17%)

– caduta da parte fissa di edificio (12%)

– caduta da ponteggi, impalcature fisse (10%)

– caduta all’interno di varco (10%)

– caduta da mezzi di sollevamento (9%)

Effetto pendolo

Tra le altre situazioni in quota potenzialmente rischiose, può accadere che il lavoratore possa essere sottoposto al cosiddetto effetto pendolo e urtare, di conseguenza, contro il suolo, una parete o un ostacolo.

La condizione peggiore in cui si sviluppano gli effetti di un effetto pendolo si ottiene in prossimità degli angoli della copertura.

Sindrome da imbraco

Altra circostanza da non sottovalutare riguarda la sospensione inerte del corpo (o sindrome da imbraco). Si tratta di una casistica che può capitare quando un lavoratore, in seguito a una caduta, rimane appeso e senza la possibilità di muoversi. Questa è una situazione che, a causa dell’imbracatura, può portare presto alla perdita di coscienza e, in mancanza di intervento in tempi brevi, anche alla morte.

Per ridurre il rischio da sospensione inerte è fondamentale che il lavoratore sia staccato dalla posizione sospesa al più presto.

La sicurezza sul luogo di lavoro è un diritto del lavoratore ed un interesse per l’impresa, che garantisce così un ambiente confortevole, sicuro e quindi più produttivo.

Nelle Marche vige l’obbligo di installazione di Linee Vita dal 2014 quando viene emanata la prima legge regionale relativa alle misure di sicurezza in quota.

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Il RSPP – Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione sul luogo di lavoro gioca un ruolo fondamentale in azienda.

Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP – definito dall’ art. 32 del D.Lgs. 81/2008) è la persona, in possesso delle capacità e dei requisiti professionali, designata dal datore di lavoro, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi, e cioè l’insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati a prevenire e proteggere i lavoratori dai rischi professionali.

Nello specifico l’RSPP deve provvedere a:

-individuare i fattori di rischio aziendali;

-effettuare una valutazione dei rischi;

-individuare le misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro;

-elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;

-proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;

-partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica;

-fornire ai lavoratori le informazioni necessarie.

Quali sono le responsabilità dell’RSPP?

La legge non prevede sanzioni contravvenzionali per il responsabile del servizio di prevenzione e protezione; tuttavia l’RSPP risponde insieme al datore di lavoro ogni qual volta il verificarsi di un infortunio sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare.

Quali requisiti deve avere un RSPP?

Per poter ricoprire le funzioni del responsabile del servizio di prevenzione e protezione è necessario essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di scuola media superiore ed avere conseguito gli attestati relativi a specifici corsi di formazione abilitanti in relazione alla classe di rischio dell’attività (definita dai settori ATECO).

Chi nomina il RSPP?

A nominare il RSPP è il datore di lavoro. per mezzo di un modulo datato e firmato da entrambe le parti che assegna l’incarico al soggetto e va poi conservato insieme al DVR. A seconda dei casi abbiamo e delle caratteristiche dell’azienda, il ruolo di RSPP può essere ricoperto da:

-Lavoratore interno all’azienda in possesso di determinati requisiti;

-Professionista esterno all’azienda;

-Datore di lavoro, ma solo in certe tipologie di aziende.

Dalla valutazione del rischio all’installazione, fino alla formazione degli addetti e alla manutenzione dei sistemi, il nostro personale altamente qualificato è pronto a guidarvi in ogni fase della messa in sicurezza.

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Lavorare in Sicurezza non è soltanto un Diritto ma un Dovere che spetta al datore di lavoro.

Il datore di lavoro ha il dovere di garantire la salute e sicurezza dei lavoratori: è lui il responsabile della gestione, dell’organizzazione, del controllo, della vigilanza e dell’attuazione delle misure di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.

Gli adempimenti obbligatori assegnati dal D.Lgs 81 al datore di lavoro sono molteplici e riguardano ogni aspetto della sicurezza aziendale, ovvero:

-la valutazione di tutti i rischi presenti sul luogo di lavoro;

-la messa a norma di locali, impianti, macchinari ed attrezzature;

-l’organizzazione del servizio di prevenzione e protezione;

-la nomina delle figure indispensabili per la sicurezza sul lavoro;

-l’informazione, la formazione e l’addestramento dei lavoratori.

  1. Se il datore e chi collabora con lui nella predisposizione delle misure di tutela, non ottempera a quanto previsto dalla normativa, ad esempio non fornendo ai lavoratori i dispositivi di protezione individuale, non predisponendo adeguati sistemi di illuminazione dei sotterranei, etc. viene assoggettato a specifiche sanzioni.

Esempio: datore di lavoro non ha valutato i rischi specifici derivanti da atmosfere esplosive, viene punito con l’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro [6].

  1. Qualora il lavoratore si renda conto che il datore di lavoro non abbia ottemperato le dovute misure di sicurezza, può richiedere al responsabile del servizio di prevenzione e protezione, al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o al datore stesso di intervenire per porre rimedio.

Esempio: nei lavori in sotterraneo, se il lavoratore nota un cattivo funzionamento dell’impianto di ventilazione o se non è stato installato a norma, può segnalare tale situazione di pericolo al datore di lavoro.

  1. Se il datore non adotta tutte le misure atte a garantire la sicurezza dei lavoratori, il lavoratore può chiedere l’intervento dell’Ispettorato del lavoro; questi è competente a verificare, a livello provinciale, regionale, interregionale e nazionale, l’efficace ed efficiente tutela della salute e della sicurezza nelle varie situazioni lavorative.

Esempio: il lavoratore si presenta all’ufficio dell’Ispettorato del lavoro territorialmente competente (indicato come Direzione Territoriale del Lavoro), rilasciando le proprie generalità, quelle del proprio datore e ogni altra informazione concernente il rapporto di lavoro, specificando le ragioni per cui chiede l’intervento.

  1. In caso di mancato rispetto, da parte del datore, delle disposizioni in materia di salute e sicurezza nell’ambiente di lavoro tale da compromettere lo stato di salute del lavoratore, questi può anche presentare le proprie dimissioni per giusta causa.

Esempio: il lavoratore compila l’apposito modello disponibile in via telematica, personalmente o con l’aiuto di un intermediario abilitato (ad esempio, un patronato). In seguito alla presentazione delle dimissioni per giusta causa del dipendente, il datore di lavoro, sarà tenuto a corrispondergli l’indennità sostitutiva di preavviso, cioè una somma di denaro pari alla retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore, in caso di dimissioni ordinarie.

La sicurezza sul luogo di lavoro è un diritto del lavoratore ed un interesse per l’impresa, che garantisce così un ambiente confortevole, sicuro e quindi più produttivo.

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Il peso corporeo nei lavori in quota.

I lavori in quota sono quelle attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da una altezza superiore a due metri rispetto ad un piano stabile.

Le cadute dall’alto continuano a rappresentare la maggiore causa di infortuni in edilizia, spesso molto gravi e con esiti mortali, nonostante il capo secondo del D.Lgs. n. 81/2008 disciplini chiaramente la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione e protezione per tali lavori in quota.

Un fattore importante, troppo spesso sottovalutato, è il peso corporeo del lavoratore che svolge l’attività in quota.

Il Regolamento (UE) 2016/425 sui dispositivi di protezione individuale certifica i dispositivi anticaduta con un peso corporeo massimo pari a 100 kg.

Cosa succede se il lavoratore che indossa l’imbracatura supera i 100kg di peso?

È una situazione molto diffusa, soprattutto tra gli uomini è facile raggiungere o superare tale peso considerando che l’altezza media delle persone è aumentata notevolmente negli ultimi anni.

Tale fattore incide sensibilmente sulla sicurezza nelle attività svolte.

In caso di caduta il lavoratore potrebbe rischiare la vita a causa della rottura del DPI dovuta allo sprigionarsi di una forza maggiore rispetto a quella testata per la certificazione, provocando la caduta nel vuoto della persona nonostante l’apparente rispetto delle normative vigenti.

Cosa fare in questi casi?

Per lavori in quota con personale di peso eccedente al carico massimo consentito per la progettazione dei dispositivi anticaduta è necessario svolgere idonei controlli che comprendono l’individuazione delle caratteristiche fisiche della persona in relazione ai dispositivi utilizzati come: peso, circolazione sanguigna, muscolatura/corporatura, resistenza fisica, ecc.

È possibile reperire DPI certificati con peso corporeo fino a 120-140 kg, ma si dovranno comunque valutare attentamente i rischi che il lavoratore affronta nelle specifiche attività con dovute prescrizioni:

-divieto di spostamento con materiali in quota (aumenterebbero il peso complessivo);

-evitare aree con rischio caduta (es. per sfondamento);

-lavorare esclusivamente in situazioni con fattore di caduta di tipo 1 o 0 (preferibilmente in trattenuta).

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Quando bisogna installare una Linea Vita

La linea vita è un sistema di sicurezza anticaduta per proteggere i lavoratori che effettuano riparazione sui tetti o comunque lavori in quota nei quali il rischio di caduta è elevato.

Perché installare una linea vita?

Ci sono molti motivi per installare una linea vita, il principale è sicuramente la sicurezza degli operatori che eseguono lavorazioni in quota.

Qualsiasi operatore che ad esempio esegue lavorazioni sul tetto della nostra casa, deve lavorare in sicurezza come da normative contenute nel D. Lgs. 81/2008. L’installazione di una linea vita è, dunque, necessaria per tutelare chi commissiona i lavori sul tetto di un edificio, e per la maggior sicurezza del cantiere e dei suoi lavoratori.

L’installazione della linea vita è obbligatoria in diverse regioni italiane. Il sistema anticaduta dovrà essere parte integrante del documento di valutazione dei rischi che sarà messo a disposizione dall’amministratore alle aziende che eseguiranno i lavori.

Cos’è la linea vita e quali DPI sono necessari?

La linea vita è un sistema anticaduta composto da una fune di acciaio inox tesa da staffe sempre in acciaio inox che vengono saldamente ancorate sul tetto dell’edificio. Gli operatori, agganciandosi ad essa con i propri dispositivi di protezione individuali, potranno così eseguire i lavori in totale sicurezza.

Esistono cinque tipi di linee vita, differenti per caratteristiche; linee vita di tipo:

A: linea permanente ad ancoraggio singolo;

B: linea temporanea rimovibile dopo l’esecuzione di lavori;

C: linea permanente con ancoraggio flessibile;

D: linea permanente con ancoraggio rigido;

E: linea temporanea con ancoraggio zavorrato.

Come detto a queste linee di sicurezza vengono agganciati i DPI che ogni lavoratore deve avere per poter lavorare in sicurezza quando lavorano ad altezze superiori ai due metri.

Ogni categoria di lavoratori ha dei DPI disposti dalla legge sulla sicurezza del lavoro per tutelare la salute del lavoratore stesso e questi cambiano in base al rischio che il lavoratore corre nello svolgimento della sua attività.

 

Sebbene tutti questi operatori siano in possesso dei dispositivi di protezione individuale e abbiano una loro procedura contro il rischio di caduta, disporre di una linea vita come elemento anticaduta sul tetto solleva i condomini da eventuali corresponsabilità in caso di incidenti.

Chi può installare una linea vita?

L’installazione della linea vita deve essere eseguita da una impresa specializzata, sulla base della progettazione dello stesso da parte di un tecnico abilitato che indicherà i punti ove collocarla, e il sistema di fissaggio da adottare. Al termine dei lavori l’impresa produrrà un certificato di corretta installazione da rilasciare al condominio.

Qualsiasi siano le esigenze della copertura, i sistemi linee vita Marche si adattano perfettamente ai materiali ad alla forma della struttura, garantendo la massima sicurezza e il minimo impatto estetico.

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Come mettere in sicurezza il tetto.

Il tetto può diventare in qualsiasi momento un luogo di lavoro: la sostituzione di alcune tegole dal tetto, la pulizia delle grondaie, l’installazione o la manutenzione di impianti fotovoltaici e di antenne o di un’unità esterna di un condizionatore, la pulizia di un camino.

Lavori di piccola entità e di breve durata, ma che non escludono il rischio di caduta dall’alto e di infortuni: un attimo di distrazione, un piede che scivola, una perdita di equilibrio, un capogiro, un cedimento strutturale o l’utilizzo di attrezzature non idonee e altre simili situazioni possono avere conseguenze serie anche da altezze modeste.

A chi rivolgersi per progettare la messa in sicurezza del tetto?

Quali sono gli step da seguire per garantire una totale sicurezza dei lavoratori e una maggiore protezione della copertura.

1.Il committente che volesse mettere in sicurezza la propria copertura dovrebbe innanzitutto rivolgersi ad un tecnico specializzato in possesso delle giuste referenze al quale demandare la propria fiducia per progettare il sistema anticaduta idoneo.

Per una corretta progettazione del sistema anticaduta e per la messa in sicurezza del tetto è fondamentale effettuare un controllo dell’area di lavoro; in questo modo vengono valutate attentamente tutte le zone esposte a rischio di caduta dall’alto o che presentano criticità per i lavoratori.

2.Successivamente è fondamentale rivolgersi ad una seria ditta specializzata nella produzione e commercializzazione di dispositivi di ancoraggio. Non tutte sono uguali; la differenza oltre alla gamma dei prodotti a disposizione è fatta sicuramente dalla disponibilità a trovare soluzioni personalizzate.

Inoltre, un’ulteriore differenza è data dai dati che la stessa mette a disposizione per l’utente progettista al fine di aiutarlo nella progettazione. Molte aziende non mettono a disposizione i dati necessari nascondendosi dietro la scusa della riservatezza dei risultati ottenuti.

Ancor più affidabili sono tutte quelle aziende che hanno affidato la certificazione di rispondenza dei propri prodotti alle norme di settore ( UNI EN 795, UNI 11578) a ditte terze specializzare nell’esecuzione di prove sui materiali ed hanno implementato un controllo di qualità sul proprio processo di fabbrica.

3.Lo step conclusivo è quello dell’installazione dei sistemi anticaduta. Questa delicata fase viene svolta da un personale altamente qualificato e addestrato, in possesso di un’abilitazione eseguita tramite la frequenza di corsi specifici.

  1. Altro step fondamentale, è la verifica dei propri sistemi anticaduta per garantire tutta la sicurezza necessaria ai lavoratori. Su richiesta del cliente, dunque, procedere con la manutenzione e verifica per mantenere sempre monitorato e inalterato il livello di sicurezza dei sistemi anticaduta.

Con la messa in sicurezza del tetto e l’installazione di una linea vita, i piccoli e grandi interventi sul tetto potranno essere svolti senza rischi, risparmiando nella fase di manutenzione e sollevando il proprietario dell’abitazione, l’amministratore o i condomini dalla responsabilità.

Linea vita Marche è un’azienda specializzata nel settore dei sistemi anticaduta. Per un progetto sicuro ed efficace, contattaci:

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La caduta dall’alto nei lavori in quota è solo uno dei rischi a cui va incontro il lavoratore.

I lavori in quota, come definiti dall’articolo 107 del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, sono quelle attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduto dall’alto, da un’altezza superiore ai due metri rispetto ad un piano stabile.

Il lavoro in quota rappresenta uno dei settori maggiormente esposti a rischi anche gravi che possono comportare incidenti anche mortali.

Lavori in quota: Quali sono i principali pericoli per i lavoratori in quota?

Numerosi sono i pericoli cui il lavoratore può incorrere nelle lavorazioni in quota.

Caduta dall’alto

La caduta dall’alto deriva dalla perdita di equilibrio del lavoratore o dall’assenza di protezioni adeguate, sia collettive che individuali. In fase di arresto della caduta, le decelerazioni devono essere contenute entro i limiti tollerabili per l’uomo, senza arrecare alcun tipo di danno per il lavoratore.

Sindrome da imbraco

Conosciuta come sospensione inerte, fa riferimento alla necessità di gestire nel breve periodo una situazione di emergenza grave, che senza un intervento immediato, può causare una perdita di coscienza, o addirittura la morte. Se a seguito di una caduta, un lavoratore imbracato rimane appeso ed immobile a lungo, il suo flusso sanguigno verrà interrotto. Una ridotta pressione arteriosa ed un aumento della pressione intratoracica può portare ad un’insufficienza cardiocircolatoria ed un’ischemia cerebrale. Per ridurre il rischio da sospensione inerte è fondamentale che il lavoratore sia staccato dalla posizione sospesa al più presto.

Lesioni generiche

Un lavoratore impegnato in alta quota può imbattersi in lesioni generiche, quali ad esempio: tagli, impatti, schiacciamenti, cesoiamenti; si tratta di spiacevoli situazioni causate dall’investimento di masse cadute dall’alto durante il trasporto con gru, argani, ecc.

Lavori in quota: quali sono le misure adeguate per la prevenzione?

Prevenire è meglio che curare!

L’art.111 del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro stabilisce gli obblighi del datore di lavoro, che, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza, è obbligato a scegliere le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure.

Le misure di sicurezza sono attuabili sia su base individuale che collettiva, dando maggiore priorità a quelle di tipo collettivo.

I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono tutte quelle attrezzature messe a disposizione del lavoratore al fine di proteggerlo da eventuali rischi e comprendono:

-le imbracature e linee vita (flessibili o rigide);

-scale e gabbie di sicurezza:

-connettori, assorbitori di energia, cordini, dispositivi retrattili e di ancoraggio.

I dispositivi di protezione collettivi servono a proteggere più lavoratori contemporaneamente e comprendono:

-parapetti di sicurezza;

-passerelle,

-andatoie scale di sicurezza;

-ponteggi, scavalchi;

-reti di sicurezza;

-protezione shed e lucernari.

Lavori in quota: la formazione dei lavoratori

Inoltre, il datore di lavoro deve certificare l’idoneità psico-fisica dei lavoratori. Una volta che ciò è stato verificato e accertato, tutti i lavoratori devono essere informati e addestrati non solo per operare in quota, ma anche per saper gestire in maniera operativa operazioni di soccorso. In base all’art. 37 del D.lgs. 81/2008, al fine di evitare o ridurre al minimo il rischio di incidenti in alta quota, il datore di lavoro ha l’obbligo di formare i propri lavoratori sull’utilizzo corretto dei DPI attraverso corsi di formazione specifici. La formazione, oltre ad essere obbligatoria per legge, si rivela uno strumento efficace per ridurre gli incidenti in alta quota, ed è rivolta a tutte quelle aziende che prevedono questo tipo di attività.

 

Lavori in quota: Scegli Linea Vita Marche

Per ridurre sensibilmente le cadute dall’alto non è sufficiente stare attenti o essere adeguatamente informati, ma è indispensabile adottare dei sistemi che impediscono la caduta. Vuoi sapere qual è quello adatto alla tua situazione?

Quali sono le principali figuri coinvolte nell’installazione di un sistema Anticaduta? Scopriamolo insieme

La copertura di un edificio diventa in determinati casi luogo di lavoro, ad esempio per interventi di bonifica, manutenzioni di impianti fotovoltaici o solari, impianti di condizionamento, antenne e parabole.

In questi casi è obbligatorio garantire la sicurezza dei lavoratori che operano in quota con adeguati sistemi Anticaduta.

Il compito principale dei sistemi anticaduta è proprio quello di impedire la caduta del lavoratore o di qualsiasi operatore che stia svolgendo lavori in quota.

Lo scopo è limitare i danni che la caduta potrebbe causare, ma i sistemi anticaduta ben progettati devono anche essere in grado di permettere al lavoratore di svolgere correttamente l’intervento che deve eseguire, senza limitarne i movimenti.

Ma quali sono le principali figure professionali coinvolte nelle Installazioni dei Sistemi Anticaduta?

Il Committente, è il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione.

Il Responsabile dei Lavori, può essere incaricato dal committente per svolgere i compiti ad esso attribuiti dal D.Lgs. 81/08; nel campo di applicazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e successive modificazioni, il responsabile dei lavori è il responsabile del procedimento.

Il Progettista è il professionista incaricato della progettazione dell’opera.

Il Progettista del sistema Anticaduta, è il Coordinatore della Sicurezza in fase di progettazione e/o esecuzione di cui all’art. 98 d.lgs. 81/08 o al ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione di cui all’art. 32 d.lgs. 81/08 incaricato di redigere il progetto della configurazione dei dispositivi di protezione collettivi e/o individuali quale misura preventiva e protettiva in dotazione dell’opera, per gli interventi successivi previsti e/o programmati.

Il Progettista strutturale del sistema di ancoraggio, il Tecnico abilitato designato dal committente per la verifica della idoneità della struttura di supporto alle forze di carico trasmesse dal sistema di ancoraggio, come da valori di progetto, e per la verifica degli ancoranti alla struttura di supporto stessa.

L’Installatore, l’impresa o lavoratore autonomo qualificato che effettua il montaggio, la messa in servizio e/o l’eventuale smontaggio del sistema di ancoraggio.

L’Ispettore, il tecnico che effettua le verifiche ed i controlli necessari ad accertare che il sistema di ancoraggio abbia mantenuto le caratteristiche prestazionali iniziali in tempi programmati o a seguito di eventi eccezionali o per mancata ispezione periodica.

Il Manutentore, il soggetto qualificato che effettua le operazioni necessarie affinché il sistema di ancoraggio mantenga nel tempo le caratteristiche prestazionali iniziali.

Linea Vita Marche è pronta a rispondere ad ogni esigenza di sicurezza in ambito industriale con sistemi anticaduta e per spazi confinati.

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