Articoli

Quali devono essere i requisiti installatori linee vita

Il montaggio delle linee vita esige molte conoscenze e qualifiche allo scopo di soddisfare tutti i requisiti di sicurezza richiesti dalla legge.

Questo significa che una linea vita non può essere montata da chiunque: solo i professionisti del settore, abilitati dal fornitore dei sistemi da installare, possono procedere a svolgere questo compito in accordo con le disposizioni di legge.

Ma quali sono i requisiti richiesti all’installatore di linee vita?

La nostra azienda dispone di personale qualificato specificamente dedicato all’installazione delle linee vita.

In effetti, sia i punti di ancoraggio, sia le linee vita richiedono uno studio completo di tutte le caratteristiche peculiari di ogni situazione e luogo di lavoro: questo determina appunto l’enorme diversità di dispositivi di ancoraggio attualmente presenti sul mercato. Ogni soluzione va studiata ad hoc, tenendo conto appunto di tutte le variabili che potrebbero influenzare l’eventuale caduta dall’alto.

In ogni caso, tutto il processo ruota intorno al tecnico abilitato, ovvero quel professionista specificatamente competente in questa materia che dà indicazioni sul fissaggio dei punti di ancoraggio e deve scegliere un sistema che possieda una certificazione adeguata. Una linea vita, infatti, può essere venduta solamente quando è corredata sia dal manuale di utilizzo, sia dalla dichiarazione di conformità. Quindi, le eventuali criticità dovrebbero essere circoscritte al momento dell’installazione e, proprio per questo, il tecnico abilitato deve assumersi la responsabilità di dirigere gli installatori nel modo migliore.

Una volta ricevute tutte le indicazioni dal tecnico abilitato, gli installatori possono procedere alla posa in opera che si conclude con il rilascio di una dichiarazione di corretta installazione. Ovviamente, prima di procedere al montaggio del sistema anticaduta, questo dovrà essere collaudato da un progetto a norma di legge.

Questo significa che sarà necessario ricorrere a un progettista, il quale a sua volta potrebbe integrare delle figure professionali esterne per stilare tutti gli elaborati necessari al montaggio della linea di vita. In pratica, il progettista sarà spesso supportato da altri tecnici come ingegneri, architetti e a volte anche geometri.

Sei alla ricerca di un servizio davvero completo, dal preventivo alla posa in opera corredata da tutte le certificazioni necessarie?

Allora siamo il fornitore adatto alle tue esigenze!

Contattaci per maggiori informazioni
Un nostro Consulente è a tua disposizione per informazioni sia tecniche che commerciali.

Tel: 071.7108525
info@lineavita-marche.it

 

 

Da qualche anno normative regionali, ove esistenti, e le delibere delle ASL Provinciali, hanno introdotto l’obbligo, oltre che di installazione di linea vita e dispositivi anticaduta in caso di nuovi edifici o di rifacimento della copertura, di un fascicolo tecnico e la certificazione linea vita

Che cosa è il fascicolo?

Il fascicolo dell’opera è il documento contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori durante gli interventi di manutenzione sull’opera successivamente alla sua esecuzione.

Ove non sia previsto il fascicolo, sarà cura del progettista redigere un documento analogo: tale fascicolo alternativo viene comunemente definito “fascicolo tecnico” od “elaborato tecnico” della copertura.

Il fascicolo deve contenere i seguenti documenti:

elaborati grafici in scala

relazione tecnica illustrativa delle soluzioni progettuali

planimetria in scala adeguata della copertura, evidenziando il punto di accesso e la presenza di eventuali dispositivi di ancoraggio, linee di ancoraggio o ganci di sicurezza da tetto

relazione di calcolo, redatta da un professionista abilitato, contenente la verifica della resistenza degli elementi strutturali della copertura alle azioni trasmesse dagli ancoraggi e il progetto del relativo sistema di fissaggio

certificazione del produttore di dispositivi di ancoraggio, linee di ancoraggio e/o ganci di sicurezza da tetto, secondo le norme UNI-EN 795 ed UNI-EN 517

dichiarazione di conformità dell’installatore riguardante la corretta installazione di eventuali dispositivi di ancoraggio, linee di ancoraggio e/o ganci di sicurezza da tetto, in cui sia indicato il rispetto delle norme di buona tecnica e delle indicazioni del produttore

manuale d’uso degli eventuali dispositivi di ancoraggio, linee di ancoraggio e/o ganci di sicurezza da tetto installati, con eventuale documentazione fotografica

programma di manutenzione degli eventuali dispositivi di ancoraggio, linee di ancoraggio e/o ganci di sicurezza da tetto installati.

La copia del fascicolo tecnico e certificazione linea vita viene allegata alla richiesta di abitabilità o di agibilità del fabbricato o collaudo per fine lavori; deve essere fornita al proprietario e/o comunque al responsabile dell’immobile (Amministratore condominiale, affittuari, azienda costruttrice, ecc.).

Tutte le linee vita realizzate dalla nostra azienda sono corredate di fascicolo tecnico e relazione di calcolo.

Contattaci per maggiori informazioni

Tel: 071.7108525
info@lineavita-marche.it

I DPI devono essere sottoposti a revisione periodica anche in caso di non utilizzo.

Revisionare i dpi è di fondamentale importanza per due ragioni: garantisce una maggiore sicurezza per i lavoratori e permette di ottenere un notevole risparmio evitando la sostituzione dei dispositivi.

Come ogni dispositivo, anche i DPI vanno incontro ad usura dovuta a:

1) invecchiamento del materiale;

2) mancata, parziale o errata manutenzione dello stesso;

3) pulizia che ne determina l’usura.

Diventa quindi di primaria importanza, che ciascuna azienda definisca al suo interno una procedura organizzativa e gestionale di manutenzione e di controllo dei DPI, nonché di monitoraggio circa l’usura dei dispositivi e la loro sostituzione in tutti i casi in cui non è possibile garantirne il corretto funzionamento.

Hai bisogno di personale competente per fare la revisione dei dpi anticaduta?

Quali DPI sono soggetti ad ispezione e con quale frequenza?

I DPI sono soggetti a ispezione periodica se è prevista dai fabbricanti nel libretto d’uso e manutenzione. Semplificando: imbracature, assorbitori di energia (cd. dissipatori), cordini, connettori (cd. moschettoni), dispositivi retrattili, ecc.

L’ispezione deve essere effettuata:

Almeno ogni 12 mesi;

Sempre, se il lavoratore si accorge, nei controlli pre e post utilizzo, di danneggiamenti di vario tipo;

A seguito di cadute.

Chi può farla?

Come previsto dalla UNI EN 365:2005 l’ispezione periodica può essere fatta esclusivamente da persona competente autorizzata dal fabbricante del DPI. La frequenza di un corso lavori in quota non abilita il lavoratore all’ispezione periodica secondo la norma citata.

Diventa inoltre di primaria importanza, l’archiviazione dei libretti di uso e manutenzione dei singoli DPI in dotazione.

Pertanto, il datore di lavoro deve provvedere a:

1) per ogni DPI in dotazione, archiviare il libretto di uso e manutenzione;

2) dall’analisi del libretto, se non indicata formalmente dal costruttore, definire la scadenza del DPI;

3) informare i lavoratori circa i rischi che hanno reso necessario adottare il singolo DPI, le modalità di utilizzo e manutenzione e la scadenza degli stessi;

4) implementare una o più procedure per la gestione dei DPI che prevedano anche il controllo periodico del loro stato e la sostituzione dei DPI usurati o che non garantiscono più adeguata protezione.

Affidati a noi per mantenere in efficienza i tuoi dispositivi!

Contattaci per maggiori informazioni
Un nostro Consulente è a tua disposizione per informazioni sia tecniche che commerciali.

Tel: 071.7108525
info@lineavita-marche.it

La priorità dei dispositivi di protezione collettiva su quelli individuali

La normativa attuale, prevede che per lo svolgimento di tutte le attività lavorative, laddove possibile, si debbano privilegiare dispositivi di protezione collettiva (DPC) rispetto a quelli individuale, in quanto le condizioni di sicurezza che garantiscono i DPC, sono molto superiori a quelle che si generano utilizzando i DPI, oltre al fatto che i sistemi di protezione collettiva proteggono più lavoratori contemporaneamente.

DPC, Dispositivi di protezione collettivi

In base all’attività lavorativa ci sono differenti dispositivi, infatti l’ambito di questi dispositivi di prevenzione e sicurezza sul lavoro è molto ampio e ricopre un ruolo di primo piano nel panorama della sicurezza sui luoghi di lavoro, e nel seguente elenco vedremo quali sono i dispositivi di protezione collettiva più utilizzati in ambito lavorativo.

Ecco la lista dei dispositivi maggiormente utilizzati:

le porte tagliafuoco (queste presentano un grande utilizzo in tantissime realtà lavorative);

reti di sicurezza (soprattutto nei lavori di edilizia);

dispositivi per l’estrazione di fumi o vapori (per esempio le cappe da cucina nella ristorazione oppure le cappe che aspirano i vapori nei laboratori);

rilevatore di incendio;

sistemi di sterilizzazione;

lavaocchi di emergenza;

ponteggi (presenti in tutti i lavori di edilizia);

gruppi di continuità;

corrimano delle scale (presente praticamente in tutte le realtà lavorative);

cappe di sicurezza microbiologica (nei laboratori di ricerca medica);

parapetti provvisori (nei lavori di edilizia);

cappe per rischio chimico e biologico (nei laboratori di ricerca);

sistemi di ricambio dell’aria;

depuratore d’aria.

DPI, Dispositivi di protezione individuale

I Dispositivi di Protezione Individuale vengono classificati in tre categorie:

DPI di prima categoria: sono dispositivi di protezione per attività che hanno rischio minimo e che procurano danni di lieve entità (come l’effetto di vibrazioni, raggi solari, urti lievi, fenomeni atmosferici, ecc).

DPI di seconda categoria: semplicemente, qui vengono inclusi i DPI che non rientrano nelle altre due categorie e che sono legati ad attività con rischio significativo (il D.Lgs. 475/92 non fornisce una vera e propria definizione di tale categoria).

DPI di terza categoria: dispositivi che proteggono il lavoratore da danni gravi o permanenti per la sua salute, o dal rischio di morte. Secondo le norme vigenti in ambito salute e sicurezza sul lavoro, è previsto un addestramento specifico obbligatorio per poterli utilizzare in modo corretto. Alcuni esempi di DPI di terza categoria sono: imbragature, caschi con allaccio sottogola, autorespiratori, guanti ignifughi, ecc.).

In questa categoria rientrano i Dispositivi di Protezione Individuale:

per protezione respiratoria (filtranti);

isolanti;

per ambienti molto caldi (+ di 100°C) o molto freddi (da -50°C in giù);

contro le aggressioni chimiche;

contro le cadute dall’alto;

per protezione dal rischio elettrico.

Attività lavorative sottoposte all’utilizzo di DPI di terza categoria sono, ad esempio, quelle che operano in spazi confinati o lavori in quota.

La scelta di quale sistema di protezione dalle cadute debba essere adottato è di competenza del datore di lavoro, che sceglie il sistema più idoneo in base alla funzione protettiva cui deve adempiere (per esempio non avrebbe alcuna utilità installare un parapetto per proteggersi dal rischio di sfondamento del piano di calpestio).

Linea Vita Marche offre un servizio altamente professionale di consulenza tecnica ed economica relativa all’installazione e la fornitura di dispositivi di protezione. Grazie a un’esperienza maturata negli anni nei più svariati settori d’impresa, Linea Vita Marche è riuscita a costruirsi un know how specifico per ogni situazione e a una rete di contatti con professionisti di fiducia altamente specializzati. Grazie a questo è in grado di individuare la soluzione adeguata e più conveniente per le necessità di sicurezza di ogni cliente, con un risultato garantito.

Richiedi maggiori info:

Tel: 071.7108525
info@lineavita-marche.it

Come gestire le emergenze nei lavori in quota

Nell’ambito della gestione delle emergenze il Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, redatto ai sensi del D.Lgs. 81/2008, prevede le misure di prevenzione e protezione che i Datori di Lavoro sono tenuti ad attuare in termini di primo soccorso, lotta antincendio e in caso di pericolo grave e immediato, quali mezzi di riduzione del danno conseguente a persone e beni o strutture.

All’interno delle aziende queste misure vengono adottate attraverso i piani di sicurezza. I principali obiettivi di un piano di emergenza aziendale sono legati a:

  • limitare i pericoli alle persone;
  • prestare soccorso alle persone colpite;
  • circoscrivere e contenere l’evento per limitare i danni e permettere la ripresa dell’attività produttiva.

Piano di emergenza nei lavori in quota si o no?

Il lavoratore che opera in quota, è esposto a maggiori rischi; tra i più importanti e significativi identifichiamo:

l’errato utilizzo dei sistemi anticaduta;

l’impatto contro ostacoli in fase di caduta;

la sospensione inerte;

traumi legati al sistema di arresto in caso di caduta.

La sospensione inerte è un rischio silenzioso, ma è il rischio maggiore: ci sono pochi minuti utili per intervenire, prima che il lavoratore sospeso possa riportare danni irreversibili o possa addirittura morire, a causa della compressione delle vene negli arti inferiori a causa dell’imbraco.

Laddove non sia attuabile l’intervento dei mezzi di soccorso pubblici, deve essere redatto un Piano di Emergenza che individui i soggetti incaricati del soccorso, le procedure da attuare, le attrezzature necessarie, i punti di ancoraggio da utilizzate e quant’altro necessario per garantire adeguati soccorsi, tenuto conto dello specifico stato dei luoghi.

Quindi, nel caso in cui nei lavori in quota si renda necessario l’uso di un sistema che prevede “l’arresto caduta” (che esponga il lavoratore al rischio di sospensione), all’interno dell’unità di lavoro deve essere prevista la presenza dei dispositivi di soccorso e di lavoratori che posseggano una capacità operativa in grado di garantire autonomamente l’intervento di emergenza di soccorso all’utilizzatore sospeso al sistema di arresto caduta.

L’attuazione delle misure di salvataggio richiede la presenza di almeno due operatori con adeguate competenze tecniche, formati ed addestrati, pronti ad intervenire in caso di necessità.

Lavora in sicurezza con LINEA VITA MARCHE!

Per maggiori info, contattaci: Tel. 071/7108525

I sistemi Linea Vita nascono con l’obiettivo di garantire una protezione contro le cadute in lavori in quota.

É obbligatoria l’installazione degli impianti anticaduta?

L’ art. 15 del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro (D.L.vo 81/2008) chiarisce che gli impianti anticaduta dalle coperture da utilizzare con DPI sono obbligatori in assenza di dispositivi di protezione collettiva.  Nelle Marche vige l’obbligo di installazione di Linee Vita dal 2014 quando viene emanata la prima legge regionale relativa alle misure di sicurezza in quota.

Cosa vuol dire installazione obbligatoria?

Significa che se è necessario fare manutenzioni che richiedono l’accesso alla copertura è fondamentale la presenza dell’impianto. Quindi anche se per l’intervento sto utilizzando opere provvisionali e quindi di protezione collettiva, se l’intervento supera la manutenzione straordinaria deve essere stato installato l’impianto anticaduta.

Paura di forare e rovinare la copertura?

Linea Vita Marche si avvale di manodopera qualificata. La normativa richiede che i fissaggi siano “strutturali” e quindi bisogna ancorarsi in modo da potere resistere alle sollecitazioni trasmesse dagli ancoraggi anche forando la copertura per raggiungere gli elementi strutturali.

Come mai su alcune linee viene inserito il componente per bloccare il DPI?

In molti casi, per garantire il corretto ancoraggio della linea è opportuno montare i pali in posizioni che non devono essere direttamente raggiungibili dall’operatore. Ciò si ottiene inserendo sulla linea il dispositivo di blocco che impedisce al gancio dell’operatore di percorrere una parte della linea che viene quindi ad assumere una funzione strutturale. L’esperienza ha mostrato che questa soluzione è a vantaggio della sicurezza in quanto riduce le manovre che devono essere effettuate dall’operatore. Anche in questo caso è fondamentale la corretta informazione dell’operatore.

Chi può effettuare la manutenzione dei sistemi Linea Vita?

La manutenzione deve essere effettuata da una persona competente autorizzata dal fabbricante. Linea Vita Marche è abilitata alla manutenzione e revisione di qualsiasi linea vita.

Quando effettuare la manutenzione straordinaria?

Tutte le volte che l’impianto interviene trattenendo l’operatore in caduta deve essere effettuata una manutenzione straordinaria, manutenzione che generalmente comporta la sostituzione del componente e del sistema di fissaggio.

Richiedi una consulenza

Dalla proposta economica all’installazione, fino alla manutenzione, garantiamo al Cliente assistenza e consulenza con il supporto di personale qualificato e documentazione tecnica.

Contattaci!

Intervenire sui tetti e sulle coperture di strutture, siano esse permanenti o temporanee, è pericoloso. Per ridurre al minimo i rischi, è possibile (in alcuni casi obbligatorio) installare le cosiddette linee vita.

L’installazione delle linee vita è obbligatoria, nelle marche, per tutte le nuove costruzioni o per interventi di installazione e ristrutturazione ad alta quota, dal 2014 quando viene emanata la prima legge regionale relativa alle misure di sicurezza in quota.

Richiedi una consulenza o consulta i nostri servizi e scegli la soluzione ideale per le tue esigenze.

Ma quanto costa installare una linea vita? E chi può installare una linea vita?

Per l’installazione delle linee vita non è possibile determinare un costo univoco poiché il prezzo sarà terminato da una serie di fattori.

Per determinare il prezzo dell’installazione di una linea vita, infatti, è necessario prendere in considerazione:

-dimensioni del tetto;

-come è stato costruito il tetto;

-modalità di accesso all’edificio e al tetto;

-prescrizioni accessorie nazionali, regionali o comunali.

Insomma, per conoscere il costo dell’installazione di una linea vita è fondamentale richiedere un preventivo a degli installatori professionisti.

Chi può installare una linea vita?

Data le diverse professionalità coinvolte, e la quantità di documenti necessari all’installazione di un sistema di linee vita a norma, la soluzione migliore è rivolgersi ad un’azienda affidabile, che possa occuparsi autonomamente di ogni fase della realizzazione dell’impianto: dalla progettazione fino all’installazione. Tuttavia, non è sempre semplice trovare un’azienda così strutturata da potersi occupare di tutto il processo.

Come puoi fare, quindi, a richiedere un’installazione linee vita professionale senza doverti occupare di ricercare anche i professionisti necessari alla redazione di tutti i documenti?

Affidati a Linea Vita Marche, specializzata nella vendita dei dispositivi di ancoraggio strutturale o Linea Vita e dei sistemi di anticaduta dall’alto. La nostra struttura è in grado di soddisfare le esigenze del cliente, dalla ricerca e sviluppo alla posa in opera, all’addestramento pratico ed al loro corretto utilizzo.

 

Richiedici oggi il tuo preventivo gratuito.

Di lavoro si continua a morire. Solo tra gennaio e marzo del 2022 sono state 189 le morti bianche, un aumento del 2,2% rispetto allo stesso periodo nel 2021, come emerge dai numeri riportati dall’Inail.

Le denunce di incidenti con esito mortale nel primo trimestre del 2022 sono state 189 (+2,2%).  A marzo 2022, rispetto a marzo dello scorso anno, il numero degli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail ha fatto segnare un +46,6% nella gestione industria e servizi (dai 109.662 casi del 2021 ai 160.813 del 2022), un -0,4% in agricoltura (da 5.891 a 5.866) e un +109,1% nel conto Stato (da 13.118 a 27.427). Incrementi degli infortuni in occasione di lavoro si osservano in tutti i settori produttivi, in particolare nei trasporti e magazzinaggio (+166,9%), nella sanità e assistenza sociale (+110,4%) e nell’amministrazione pubblica (+73,8%).

Un’emergenza da affrontare, secondo l’Inail, investendo nella prevenzione. L’Inail cercherà di migliorare il proprio impegno, mettendo 2,7 miliardi, prevedendo agevolazioni per chi fa prevenzione e investendo in attività di ricerca per favorire politiche di prevenzione.

La situazione nell’Ue

La situazione in Europa non è tanto più confortante. Secondo l’ultimo report dell’Eurostat, che si riferisce ai numeri del 2019, nei 27 Paesi dell’Unione Europea i casi di infortunio sul lavoro sono stati 3.1 milioni, di cui 3408 fatali: un aumento, rispetto all’anno precedente, dello 0,5 per cento degli incidenti di qualsiasi gravità e uno del 2,3 per cento di quelli mortali. In numeri assoluti, l’Italia è al secondo posto con 491 morti bianche, preceduta solo dalle 803 della Francia. Tra i grandi Paesi, anche la Germania e la Spagna registrano cifre simili: rispettivamente, 416 e 347. Considerando invece i numeri in rapporto alla popolazione occupata, la media comunitaria è di 1.7 incidenti mortali ogni 100mila lavoratori, con la Francia che ne registra più del doppio (3.5), seguita da Bulgaria, Lussemburgo, Lituania e Romania. L’Italia è al 12° posto con 2.1 morti bianche, comunque sopra la media europea, mentre la Germania, nonostante gli alti numeri assoluti, è in realtà 25esima, con un indice dello 0.8.

Investire nella sicurezza sul lavoro è un dovere fondamentale di ogni azienda perché, oltre a ridurre i rischi di incidenti sul lavoro, porta un miglioramento tangibile all’ambiente lavorativo e al clima aziendale.

LAVORA IN SICUREZZA, scegli Linea Vita Marche!

tel. 071/7108525

E-mail: info@lineavita-marche.it

La linea vita è un dispositivo anticaduta dall’alto che segue le normative UNI EN 795:2012 (norma dei requisiti per le prestazioni e i metodi di prova dei dispositivi di ancoraggio per singolo utilizzatore) e UNI 11578:2015 (norma tecnica italiana per i dispositivi di ancoraggio permanente).

La linea vita (secondo la norma UNI EN 795 e la norma italiana UNI 11578) è un insieme di ancoraggi posti in quota sulle coperture alla quale si agganciano gli operatori tramite imbracature e relativi cordini; può essere temporaneo o stabile. Nel secondo caso viene installato sulle coperture dei nuovi edifici in modo stabile, per la loro manutenzione, a seguito di una normativa attualmente adottata solo da alcune regioni italiane, ma che a breve verrà recepito da tutte le regioni.

Quali sono le norme tecniche che regolano le Linee Vita?

UNI EN 795/2012

La norma UNI EN 795:2012 è la versione ufficiale della norma europea EN 795 e sostituisce la norma precedente UNI EN 795:2002.

La presente norma europea specifica requisiti per le prestazioni e i metodi di prova associati ai dispositivi di ancoraggio per singolo utente che sono destinati a essere removibili dalla struttura. Questi dispositivi di ancoraggio incorporano punti di ancoraggio stazionari o mobili (in grafo di spostarsi) progettisti per il collegamento di componenti di un sistema individuale per la protezione contro le cadute in conformità alla EN 363. La presente norma europea fornisce anche requisiti per la marcatura e istruzioni per l’uso, oltre a una guida per l’installazione.  Al momento è ancora utilizzato materiale conforme alla UNI EN 795/2002. In diversi paesi, sono in atto analisi e studi per proporre norme applicabili.

UNI 11578/2015

La UNI 11578/2015 è la norma italiana relativa ai dispositivi di ancoraggio permanenti. La norma specifica i requisiti e i metodi di prova per dispositivi di ancoraggio, che comprendono punti di ancoraggio fissi o mobili, destinati all’installazione permanente su o nella struttura.

La nuova UNI descrive tre tipologie di dispositivi di ancoraggio destinati all’installazione permanente:

A, in un ancoraggio puntuale con uno o più punti di ancoraggio non scorrevoli;

C, in un ancoraggio lineare che utilizza una linea di ancoraggio flessibile che devia dall’orizzontale di non più di 15°;

D, in un ancoraggio lineare che utilizza una linea di ancoraggio rigida che devia dall’orizzontale di non più di 15°.

Vuoi maggiori info sulla normativa dei sistemi Linea Vita? Contattaci!

Il lavoro in quota è un’attività ad alto rischio di infortunio.

Il principale rischio è quello relativo alla caduta dall’ alto che deve essere eliminato e/o ridotto prima di eseguire qualsiasi attività. Oltre a questo vanno inoltre considerati altri rischi, come quelli legati all’accesso e/o sbarco in quota, nonché quelli specifici dell’attività.

Per un corretto approccio, è necessario valutare il tipo di copertura cui si deve accedere e le relative dotazioni di sicurezza presenti in loco. In questo modo è possibile valutare le misure preventive e protettive da adottare per svolgere le attività in sicurezza.

Tutela la vita dei tuoi operatori con  i nostri sistemi Linea Vita.

Compito della valutazione dei rischi è quello di evidenziare in ogni istante dell’attività lavorative se c’è un rischio grave.

I rischi possono essere classificati nel seguente modo:

-prevalenti,

-concorrenti,

-susseguenti,

-derivanti dall’attività lavorativa.

Rischi prevalenti

Le principali tipologie di rischi prevalenti cui il lavoratore è esposto durante l’attività svolta in copertura sono:

-rischio di caduta dall’ alto derivante da: lavorazioni in quota. Montaggio/smontaggio di parapetti di sommità, parapetti provvisori e reti di sicurezza.

-rischio di urto contro i parapetti di sommità, parapetti (provvisori e permanenti) e reti di sicurezza derivante da cadute da superfici in pendenza.

È importante ricordare che l’impiego di qualsiasi sistema di protezione, sia personale che collettivo, deve essere prima pianificato al fine di valutarne l’efficacia. Lo stesso rischio di urto contro parapetti di sommità, parapetti provvisori e reti di sicurezza può essere presente durante i lavori di montaggio/smontaggio degli stessi.

Il rischio di caduta dall’ alto e/o di urto contro i parapetti e le reti di sicurezza è direttamente legato alla pendenza (inclinazione) della copertura. Tale rischio è dovuto allo scivolamento del lavoratore ed al con-seguente rotolamento lungo la superficie di lavoro verso il bordo non protetto o l’elemento di protezione.

Rischi concorrenti

Se il lavoratore agisce in condizioni operative non ideali. Come ad esempio avverse condizioni ambientali.

Rischi susseguenti

Nel caso in cui risultasse impossibile eliminare rischio di caduta dall’alto, si dovrà procedere alla sua riduzione a livelli accettabili. Questa condizione dà per scontato che il lavoratore possa cadere. In questo caso la valutazione dei rischi dovrà tener conto anche dei rischi conseguenti alla caduta stessa. Nonché di quelli connessi all’uso dei DPI contro le cadute dall’alto. Questi sono dovuti ad esempio a:

-oscillazione del corpo con urto contro ostacoli (“effetto pendolo”);

-arresto del moto di caduta per effetto delle forze trasmesse dalla imbracatura sul corpo;

-sospensione inerte del corpo del lavoratore che resta appeso al dispositivo di arresto caduta e da tempo di permanenza in tale posizione;

-non perfetta adattabilità del DPI;

-intralcio alla libertà dei movimenti causata dal DPI;

-inciampo su parti del DPI.

Rischi derivanti dall’attività lavorativa

La valutazione dei rischi, inoltre dovrà prendere in esame tutte le altre forme di rischio derivante dallo svolgimento dell’attività lavorativa e proprie della stessa. Esempi di attività lavorativa sono:

-installazione di sistemi di protezione;

-lavori su silos o pozzi;

-installazione o manutenzione di antenne;

-manutenzione di canne fumarie;

-manutenzione di lucernari;

-opere da lattoniere;

-riparazioni;

-smaltimento o trattamento amianto.

Qualsiasi operatore che esegue lavori che comportano rischi per la propria incolumità deve lavorare in sicurezza come da normative contenute nel D. Lgs. 81/2008.

Per maggiori info, contattaci:

Tel 071/7108525

E-mail: info@lineavita-marche.it